[10/2018] Offerte di lavoro e qualche dritta su come cominciare a specializzarsi sui dati

Dopo la pausa estiva torniamo con le interviste alle professioniste del mondo dei dati. Oggi si racconta qui Eleonora Cipolletta, che su Linkedin si definisce “Data Intelligence Consultant”.

Un anno fa ha pubblicato con Apogeo il libro “Social Media Analytics: capire e misurare le conversazioni in Rete”.

Nella sua lunga intervista un’attenzione particolare merita la sezione degli strumenti preferiti: c’è da prendere appunti!

Buona lettura!

L’intervista

A Eleonora Cipolletta.

Il tuo lavoro in 140 caratteri?

Lavoro per trasformare le esigenze, espresse ed inespresse, del cliente in un servizio analitico efficiente che fornisca informazioni utili ed azionabili per i diversi referenti e divisioni interne.

Come ci sei arrivata? Esperienze, studi, corsi di formazione…

Con curiosità prima, flessibilità e passione poi, aggiornamento e duro lavoro sempre. Una parola fondamentale a mio avviso è obiettivo. La chiave è averne, trovarne, darseli, provare a raggiungerli ed andare oltre, cercando sempre di non appiattirsi. E poi motivazione e passione.

Mi sono avvicinata a discipline quantitative all’Università di Bologna, dove avevo deciso di frequentare l’indirizzo economico di un’interfacoltà di scienze politiche, giurisprudenza e statistica, che si chiamava Sviluppo e Cooperazione Locale e Internazionale.

Il successivo lavoro per uno spin-off universitario del dipartimento di Scienze Statistiche mi ha messo alla prova con progetti di analisi per aziende (Unicredit) e altri Enti (Regione Emilia-Romagna, Provincia, Legacoop…), qui ho curato i miei primi progetti di analisi, indagini di mercato e analisi sulla questione di genere. Si trattava di report che vedevano la luce dopo circa un anno di lavoro, raccolta, rielaborazione, reportistica.

Nel frattempo guardavo con curiosità al mondo dei social, ne percepivo un alto potenziale, una vera finestra sul mondo che mi permetteva di aggiornarmi in real time sui temi che già trattavo, ma anche su tantissimi altri argomenti.

Anche se era lontano da me il pensiero di poterne fare una professione, ho iniziato a seguire e tessere relazioni con persone del settore digital come Marco Massarotto e altre specializzate su tematiche di genere come Monica D’Ascenzo del Sole 24 Ore e tutto un altro network di validissimi professionisti costruito pian piano.

La dimensione virtuale non mi bastava più, avevo voglia e necessità di respirare un’aria diversa, stimolante; per questo ho iniziato ad informarmi su eventi, workshop basati su Milano. Era lì il fulcro che mi interessava di più.

Tra un evento su temi di genere e uno digital, ho iniziato a conoscere di persona tante delle persone del mio network social. Pian piano la passione e curiosità diventavano qualcosa di più strutturato fin quando fui chiamata a Milano per costituire e sviluppare un team specializzato di analyst.

La dinamicità e mutevolezza di quel settore mi appassionava e stimolava. Tanto faticoso quanto eccitante.

Per 7 anni sono stata a capo della unit di intelligence prima in Hagakure e poi in Doing, per decidere due anni fa di abbracciare una nuova sfida e intraprendere la libera professione.

C’è qualcosa che non rifaresti del tuo percorso professionale?

Niente. Rifarei tutto. Se mi guardo indietro riconosco, in tanti pezzettini di vissuto, gli elementi che compongono la me professionista e persona di ora.

Forse aggiungerei una specializzazione informatica, che mi avrebbe agevolato in alcuni progetti più tecnici affrontati lungo il mio percorso, ma i mezzi non mancano per approfondire ed apprendere, e infatti mi sto dedicando ora ad aspetti più specifici come R, Python e altri strumenti e tecniche di machine learning e intelligenza artificiale. Per cui va bene così! Se vogliamo, possiamo cambiare rotta, specializzarci in qualcosa di affine o diverso. Oggi non ci mancano strumenti e possibilità, anche a portata di qualsiasi portafogli.

Qual è stata invece l’esperienza che ti ha dato tanto?

Sicuramente Hagakure, l’agenzia un po’ famiglia un po’ palestra che ha segnato un periodo indimenticabile. Lì ho costruito le fondamenta che mi hanno permesso di evolvere e crescere successivamente.

Esperienza ricchissima dal punto di vista professionale: ci trovavamo a parlare di temi che non venivano compresi, a vendere prodotti che non erano percepiti come indispensabili (mi riferisco ai dati e alle analisi ovviamente), mentre ora rappresentano la base ritenuta imprescindibile dai più. A testare, migliorare, inventare. Marco Massarotto e Chiara Bassani restano un po’ le radici a cui mi sentirò sempre legata.

Esperienza densissima anche dal punto di vista personale e dei rapporti che ancora oggi sono presenti e forti. È stata la vera prima scuola professionale.

Mi hanno dato tanto anche questi anni di libera professione, mi sono messa ancora più alla prova in terreni a volte scomodi a volte non direttamente “miei”: mi sono trovata a disegnare flussi tra team, non necessariamente di analisi, a ridisegnare prodotti e offerte commerciali per aziende terze dai business affini ma anche diversi da quelli che son sempre stati il mio terreno di gioco, ho curato molti aspetti strategici, di coordinamento.

Strumenti preferiti?

Mi piace testarne sempre di diversi e non ne ho di preferiti perché trovo che molti, che all’apparenza potrebbero sembrare più o meno uguali, abbiano delle potenzialità e caratteristiche assenti in altri. Per questo anche nel libro sui social media analytics che ho scritto ne trovate una bella lista, ma sempre non esaustiva. È un settore particolarmente competitivo e i tool vanno testati, ritestati anche a distanza di tempo per valutarne le evoluzioni e gli adattamenti anche in vista di tutte le continue novità in termini di privacy e restrizione all’accesso dei dati.

Quello che negli ultimi tempi ho usato di più è stato Talkwalker, trovo sia buono dal punto di vista del setting e della copertura dei risultati, flessibile per gli output che ti permette di avere e fare già direttamente in piattaforma, lo apprezzo per il drill down dei dati e l’usabilità. Unico neo l’accesso allo storico.

Ho scoperto e riscoperto anche The Signal di Buzzdetector, molto interessante e che sta proprio in questo cambiando volto. Mi ha fatto piacere collaborare con la bella crew capitanata da Gianandrea Facchini, proprio sui prossimi sviluppi di questa piattaforma estremamente semplice da usare e dalle alte potenzialità di customizzazione, avendo dietro un team ricettivo ed agile.

Fanpage karma, gephi, nuvi, kpi6 possono dare delle soddisfazioni, ma sono in periodo di pieno test anche su altro quindi stay tuned :)

C’è un progetto a cui stai lavorando ora e che vuoi raccontarci?

In questi anni di libera professione ho vestito i panni del consulente, aiutando aziende ed agenzie a trovare una loro conformazione analitica ottimale (nella fase di recruiting e costituzione di team ad hoc, training, affiancamento, studio di una nuova offerta commerciale, selezione delle più idonee tecnologie o consulenza circa l’ottimizzazione delle implementazioni da effettuare per arrivare ad una piattaforma custom), della docente per la Business School del Sole 24 Ore, Cattolica, IED e diverse aziende e anche i panni dell’analyst.

Ma c’è un file rouge che ha accomunato tutti i progetti: l’aspetto educativo e di sensibilizzazione circa l’importanza, uso, lettura e selezione del dato.

Potrei quindi dire che il progetto a cui tengo molto è quello educativo in senso ampio, di data culture.

È diventato un asset importante in Enel, dove abbiamo dato vita, tra le altre attività, ad una serie di workshop aperti ai dipendenti di tutte le divisioni e livello, proprio per sensibilizzare circa il dato e promuovere e stimolare la contaminazione e il brainstorming collettivo.

Mi sono occupata di data culture in altre aziende ed agenzie, unico scopo: essere più consapevoli, competenti nella lettura (e richiesta) del dato.

Dotarsi delle tecnologie di analisi più evolute e produrre quantità importanti di output, non bastano a creare un’azienda data-driven, se i dati non vengono compresi ed usati.

Qui c’è il profilo Linkedin di Eleonora.

Questa mappa merita un click, fidati! :-)

Se ti interessano le guerre di rete, c’è una nuova newsletter di Carola Frediani che fa per te.

Se lavori con i dati, potresti partecipare al Piemonte Visual Contest che scade il 16 novembre, candidarti per il premio per data journalism lanciato in occasione del Festival Glocalnews (entro il 15 ottobre) o applicare per una borsa di studio per la ricerca nell’ambito dei big data, entro il 23 settembre.

Se cerchi dati, c’è questo nuovo motore di ricerca di Google.

Se cerchi lavoro, magari ti interessa questa opportunità, oppure questa.

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