[11/2018] Disegnare con il machine learning, imparare dalle migliori information designer e altre storie

Le sue data viz compaiono ogni settimana nell’inserto culturale di uno dei più importanti quotidiani italiani. È stata protagonista di una mostra alla data art gallery Wild Mazzini di Torino.

Ha realizzato una delle più belle opere interattive basate sui dati in tema migranti e rifugiati. Uno dei suoi lavori è segnalato tra le migliori 25 visualizzazioni del 2018, ora è in finale agli Information is beautiful awards e in tutto questo ha trovato il tempo di rispondere alle nostre domande.

Signore e signori dei dati, forse l’avrete capito: questo mese ospitiamo l’intervista a… Federica Fragapane! Siamo alla terza professionista ospitata nella newsletter, dopo Alice Corona ed Eleonora Cipolletta, di cui potete leggere le interviste sul blog di Dataninja.

Buon proseguimento!

L’intervista

A Federica Fragapane.

Una panoramica degli ultimi lavori di Federica.

Il tuo lavoro in 140 caratteri?

Sono un’information designer freelance, progetto data visualization per l’editoria e organizzazioni a livello nazionale e internazionale.

Come ci sei arrivata? Esperienze, studi, corsi di formazione…

Il mio primo contatto con il mondo della data visualization è avvenuto durante il mio corso di studi al Politecnico di Milano. Durante la Laurea Magistrale ho frequentato infatti il corso tenuto da Density Design, laboratorio di ricerca che mi ha permesso di iniziare a realizzare progetti nell’ambito dell’Information Design. Quest’esperienza è stata essenziale per il mio percorso lavorativo, perché durante i mesi del corso ho capito quanto fossi interessata alla combinazione tra contenuti, informazioni e forme visive.

C’è qualcosa che non rifaresti del tuo percorso professionale?

So quanto questa possa sembrare una risposta scontata, ma onestamente non ci sono esperienze che non rifarei. Anche le situazioni lavorative meno piacevoli mi hanno insegnato molto. Gli errori servono a tutti e penso sia importante farne!

Qual è stata invece l’esperienza che ti ha dato tanto?

Sicuramente una collaborazione che mi ha dato - e mi sta dando tuttora - tantissimo è quella con La Lettura, il supplemento culturale del Corriere della Sera. Collaboro con La Lettura dal 2015, progettando visualizzazioni di dati caratterizzate da un’ampia varietà di temi e di linguaggi visivi.

È proprio questa duplice varietà che mi interessa moltissimo: dal punto di vista dei contenuti mi permette di proporre dataset e argomenti che esplorano i mondi della letteratura, dell’arte, dell’economia, della scienza e fenomeni sociali attuali. E dal punto di vista visivo posso sperimentare moltissimo, lavorando per ogni visualizzazione a un nuovo alfabeto visuale, ricercando modelli e forme che concilino efficacia informativa e valenza estetica. Questa duplice ricerca costante - contenutistica e visiva - mi ha sicuramente permesso di crescere moltissimo, dando anche molto spazio alle mie inclinazioni e interessi personali.

Strumenti preferiti?

Lo strumento con cui lavoro di più è Adobe Illustrator, che rientra quindi decisamente tra i tool preferiti. In base alle esigenze specifiche poi amo lavorare con Raw, Gephi e QGis. Infine uso spesso Photoshop per le illustrazioni.

C’è un progetto a cui stai lavorando ora e che vuoi raccontarci?

C’è un progetto che in realtà è (momentaneamente) concluso ma a cui tengo molto e che fa parte di un filone su cui vorrei continuare a lavorare: The Stories Behind a Line. Si tratta del racconto visivo del viaggio percorso da sei richiedenti asilo arrivati in Italia nel 2016. È un progetto personale, realizzato con l’aiuto del mio amico e collega Alex Piacentini, e che nasce dalla mia esigenza di utilizzare le mie competenze professionali per parlare di un tema rilevante e urgente come quello dei flussi migratori.

Nel 2016 ho avuto l’opportunità di incontrare sei ragazzi ospitati in un centro di accoglienza di Vercelli, la mia città natale. La mia intenzione era quella di raccontare i loro viaggi in modo molto semplice e chiaro e per questo motivo ho chiesto loro informazioni e dati che potessero essere facilmente comprensibili e riconducibili alla vita di chiunque: mezzi di trasporto, ore di viaggio, chilometri percorsi. Ho inoltre raccolto ogni ricordo, commento o frammento più dettagliato del loro tragitto che volessero condividere con me: era fondamentale per me che - nonostante la pulizia e la semplicità dei dati - venisse dato un grande spazio all’umanità che sta dietro questi numeri.

Il risultato è un racconto interattivo - storiesbehindaline.com - che permette di vedere e leggere questi viaggi e che cerca di affrontare un tema così complesso con la razionalità che merita. Razionalità che - secondo me - tende a scarseggiare. È un progetto molto importante per me e spero di avere l’opportunità in futuro di lavorare a progetti simili, che usino il potenziale della data visualization non solo per comunicare alle persone, ma anche per dar voce a chi ha meno possibilità di condividere la propria esperienza.

Qui c’è il profilo Twitter di Federica.

Qui invece trovi il suo portfolio.

Con il machine learning si può anche disegnare, io non ci credevo, e invece…

Se ami la letteratura ma dentro ci vedi anche dei numeri, ecco 55 anni di libri di Adelphi in data viz.

Se vuoi candidarti per il premio per data journalism lanciato in occasione del Festival Glocalnews oggi (14 ottobre) è l’ultimo giorno per farlo.

Se vuoi partecipare al programma “A scuola di Open Coesione” puoi inviare la domanda entro il 19 ottobre.

Se vuoi aggiornarti su Python e il Machine Learning c’è il corso con il Pollo Watzlawick, alias Piero Savastano, e per gli iscritti alla newsletter c’è lo sconto del 10%.

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