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Confiscati Bene Making Of: come abbiamo sviluppato l’inchiesta di data journalism

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Il 5 settembre 2014 siamo stati protagonisti di un “Publication Day” per la nostra inchiesta sui beni confiscati alla criminalità organizzata: una testata nazionale (L’Espresso) e 18 testate locali dello stesso editore (Gruppo Repubblica-L’Espresso, guarda la mappa in basso) hanno pubblicato in simultanea undici nostri articoli per mostrare quanti immobili e quante aziende sono state confiscate in Italia, regione per regione, a chi sono appartenuti, e cosa fa lo Stato per cercare di restituirli alla comunità. Una grande opportunità e una bellissima esperienza per noi, risultato di un lavoro che abbiamo cominciato a sviluppare in Luglio, ma che aveva aveva mosso i primi passi niente meno che a fine marzo, durante il secondo raduno nazionale di Spaghetti Open Data. Info sullo sviluppo del progetto su ConfiscatiBene.it.

Guarda la lista completa dei 18 giornali locali più L'Espresso che hanno pubblicato Confiscati Bene!

Giornale

Regione

Articolo

L’Espresso

Italia

Mafia, la mappa dei beni confiscati: ma lo Stato non riesce a gestirli

Alto Adige

Trentino

Beni confiscati alle mafie, ecco la mappa open data regione per regione

La Nuova Ferrara

Emilia-Romagna

Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende Mappa interattiva dei beni confiscati in Emilia-Romagna

La Sentinella del Canavese

Piemonte

Beni confiscati alla mafia, Torino seconda in Italia solo a Palermo

Il Tirreno

Toscana

Dal faccendiere di Riina alle truffe sulle aste. I casalesi tra Firenze e Versilia: mappa dei beni confiscati

Gazzetta di Mantova

Emilia-Romagna

Beni confiscati alle mafie, ecco la mappa open data regione per regione

Gazzetta di Modena

Emilia-Romagna

Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende Mappa interattiva dei beni confiscati in Emilia-Romagna

Mattino di Padova

Veneto

Mafia in Veneto: la mappa dei beni confiscati

La Provincia Pavese

Lombardia

Migliaia di beni confiscati, Lombardia come Sicilia e Campania

Il Centro

Abruzzo

I beni confiscati in Abruzzo tra camorra e banda della Magliana

La Gazzetta di Reggio

Emilia-Romagna

Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende

La Città di Salerno

Campania

Ville, terreni, castelli: i beni confiscati nella terra di Gomorra

La Nuova Sardegna

Sardegna

I beni confiscati tra corleonesi, camorra e banda Mesina

Trentino Corriere Alpi

Trentino

Mafie, sono 16 i beni confiscati in Trentino

La Tribuna di Treviso

Veneto

Beni confiscati alla Mafia La mappa nel Veneto

Il Piccolo

Friuli

I beni confiscati alle mafie in Friuli Venezia Giulia

Messaggero Veneto

Friuli Venezia Giulia

I beni confiscati alle mafie che stanno occupando il Friuli

La Nuova Venezia

Veneto

Mafia in Veneto: la mappa dei beni confiscati

Corriere delle Alpi

Veneto

La mappa delle confische tra mafia, camorra e Mala del Brenta

Poco tempo fa è stato pubblicato da Niemanlab un interessante post scritto da Alberto Cairo e intitolato Data Journalism needs to up its own standards” (“Il Data journalism deve incrementare i propri standard”) nel quale si parla di promesse eccessive da parte di FiveThirtyEight e Vox.com, progetti made in USA lanciati recentemente, che “dovrebbero trattare i propri dati con maggior rigore scientifico“, dice lo stesso Cairo. Su questo e sugli altri esempi da lui citati si possono trovare spunti e riflessioni interessanti, specialmente per chi lavora (o vorrebbe farlo) con il giornalismo dei dati, o anche tutta una serie di questioni e interrogativi che per esempio noi Dataninja incontriamo ogni giorno nel nostro lavoro. Fino ad ora, per quanto io abbia visto, il data journalism è stato sviluppato utilizzando forme di analisi statistica descrittiva, data visualization, analisi statistiche con finalità predittive (o presunte tali) e puri effetti speciali (alcuni amici parlano di “Effetto-Wow” o di “mappite”, in riferimento a chi crea un gran numero di mappe, ma senza particolari notizie, o senza contestualizzare i dati).

Riprendendo l’articolato discorso di Cairo, colgo l’occasione per raccontare brevemente ciò che abbiamo fatto per il progetto “Confiscati Bene” (qui la pagina About), sperando di raccogliere eventualmente suggerimenti per capire se e dove siamo riusciti a far bene e dove invece dovremmo migliorare.

Primo step – Dal primo contatto con un progetto open data all’idea di dare un contributo per svilupparlo

Il mondo della openness mi ha dato una grande opportunità di refactoring (riorganizzazione, ristrutturazione) delle mie competenze e qualche anno fa mi sono iscritto alla community italiana “Spaghetti Open Data”. Nel marzo 2014 abbiamo organizzato il secondo raduno nazionale durante il quale – nel corso di un hackathon – è stata sviluppata una prima versione di “Confiscati Bene”, un progetto indipendente alimentato da cittadini con lo scopo di aprire e liberare i dati relativi ai beni confiscati alla mafia: prima di tutto, i partecipanti hanno fatto un’operazione di scraping, estraendo e strutturando i dati dal sito ufficiale dell’Agenzia deputata a gestire e destinare i beni confiscati in Italia. Non abbiamo partecipato direttamente all’ideazione o allo sviluppo della track, ma per noi è emersa subito l’opportunità non solo di raccontare quei dati, ma anche di dare un contributo e migliorare il progetto con le nostre capacità giornalistiche e attraverso dati e codice. Abbiamo così aderito alla squadra e sostenuto la costruzione di una piattaforma on-line con un catalogo di dati riguardanti le attività mafiose regolarmente aggiornato e una mappa open source per la loro visualizzazione e navigazione.

Durante questo percorso abbiamo imparato moltissimo sulla questione beni confiscati (dalla lettura degli atti del Parlamento a quella delle relazioni e di documenti di soggetti e osservatori specializzati sul tema): ciascun membro del team ha condiviso nel corso delle settimane ogni documento e risorsa, oltre che le sue riflessioni e conclusioni sul tema, in diverse Mailing List di progetto che abbiamo ospitato. Alla luce di ciò, la domanda che pongo è semplice: per quanto tempo avrei dovuto fare ricerche per trovare queste risorse se l’avessi fatto da solo, invece di averle tutte e poterle leggere grazie al fatto che i componenti del team le hanno condiviso rapidamente? Quanta gente ci potrebbe aiutare (altri colleghi giornalisti, ma anche altri esperti del dominio) a fare meglio il nostro lavoro, se solo dessimo loro l’opportunità di farlo? Ciò che ho imparato allora è che lavorare in team è meglio, soprattutto con gruppi di persone variegati costituito non solo da giornalisti.

Secondo Step – Dall’inizio dell’inchiesta alla pubblicazione sui giornali e alla disseminazione sul web

Messa in piedi la piattaforma (catalogo dati, blog, community), alla fine di Luglio abbiamo iniziato la nostra inchiesta prettamente giornalistica costruendo innanzitutto un team di tre giornalisti (Andrea Nelson Mauro – io! 😉 – Alessio Cimarelli e Gianluca De Martino). Abbiamo letto qualcosa come centinaia di pagine di documenti e report di istituzioni e osservatori per capire meglio i dati (non essendo noi esperti del dominio). Confrontando risultati e spunti abbiamo fatto una sorta di content curation cercando di far emergere le questioni giornalisticamente più rilevanti (almeno per noi): per esempio abbiamo scoperto che il governo italiano ha co-finanziato insieme all’Unione Europea un progetto già pagato per 6 milioni di euro affinché l’Agenzia per i Beni Sequestrati e Confiscati sviluppasse un grande database online per raccogliere i dati sui beni, ma a oggi nessuno sa dove siano finiti i fondi, nemmeno la Commissione Antimafia, e il progetto non è mai stato lanciato né qualcuno l’ha ancora mai visto.

Ecco in sintesi le attività che abbiamo sviluppato:

  • Ricerca di storie e dati – Ha preso una grande parte del tempo dedicato all’inchiesta: abbiamo lavorato su documenti ufficiali e anche sul web per cercare elementi di corrispondenza con i dati estratti dal sito dell’Agenzia dei beni confiscati o nuovi elementi. Non è facile capire in quale stato un bene confiscato anni fa si trovi attualmente (sequestrati, confiscati, congelati per legge, assegnati ad alcune ONG).
  • Questioni di codice e di georeferenziazione dei dati – Per mostrare i beni confiscati su una mappa abbiamo avuto bisogno di sviluppare uno strumento di visualizzazione: ci ha pensato Alessio Cimarelli, utilizzando solo strumenti opensource (Leaflet, D3js, OSM Nominatim e altri). I dati hanno permesso così di colorare regioni, province e comuni italiani (assoluti e non normalizzati per popolazione o con altra dimensione, perché abbiamo cercato di elaborare una sorta di panoramica grezza ed evidenziare dove la mafia ha speso i soldi e quali sono le differenze tra le grandi città e i piccoli centri, per esempio confrontando nord e sud, città metropolitane e periferia).
  • Content curation – Abbiamo ipotizzato che ogni confisca dovesse essere stata già raccontata almeno dai giornali locali. Partendo da questa idea, abbiamo cercato e aggregato tutte le storie singole per ciascuna delle regioni dagli archivi dei giornali, per esempio per quanto riguarda i boss più importanti ai quali i beni sono stati confiscati. Procedendo in questo modo (e dopo aver confrontato i risultati con i dati quantitativi), è stato possibile ricostruire una panoramica iniziale delle tipologie mafiose (ad esempio, mafia, camorra, ‘ndrangheta), che ne mostra, almeno in prima approssimazione, la distribuzione sul territorio.
  • Il processo di revisione – Lavorare in team è molto utile per evidenziare gli errori, ma il modo migliore a mio parere è di condividere in ogni fase le bozze degli articoli con gli altri membri del progetto (come di solito si fa con i libri o gli articoli di ricerca). Una strategia che ci ha aiutato molto anche ad avere una valutazione globale della costruzione della narrativa e ottenere un taglio omogeneo, non semplice da mantenere su undici pezzi ben diversi tra loro.

Terzo Step – Guardando avanti: stiamo facendo Database Journalism

Dopo aver pubblicato giovedì su web e venerdì su carta, stiamo ora lavorando per inserire tutti i dati utilizzati su Confiscati Bene (tutto è Open Data e riusabile), caricandoli in un catalogo di dati sviluppato con DKAN (un cms Drupal che gestisce anche un catagolo dati come CKAN, installato e personalizzato per noi da Twinbit). Siamo nel team del progetto, quindi siamo interessati a migliorarlo, raccogliendo altri dati e lavorando allo sviluppo di altri capitoli (per esempio in Europa). Con la pubblicazione sui 19 giornali abbiamo fatto anche una sorta di disseminazione del progetto “Confiscati Bene” e non solo delle notizie emerse dall’analisi dei dati. Stiamo mantenendo i dati di aggiornamento (e continueremo a farlo). Non so dove arriveremo, ma so che stiamo camminando e cercando di fare sempre meglio… non dubitate che si sentirà ancora parlare di Confiscati Bene! 🙂

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Andrea Nelson Mauro

Data journalist at Dataninja.it
Andrea Nelson Mauro, data jour­na­list. Vincitore dei Data Journalism Awards e dell'European Press Prize. For­mato nella cro­naca locale, fondatore di Dataninja.it, Datamediahub.it, Confiscatibene.it. Collabora con gruppi editoriali in Italia e all'estero, agenzie di data journalism in Europa, NGOs e Pubbliche Amministrazioni italiane. Folk della com­mu­nity SpaghettiOpenData.org e OpenDataSicilia.it